Conoscere per capire: la Terra Santa oggi

23 marzo 2016 | Lascia il tuo commento

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In vista di Un Invito, Poi Un Viaggio 2016 ecco le informazioni essenziali per il primo approccio con la realtà – difficile e paradossale – che caratterizza i luoghi dove visse Gesù.

Chi?

La Terra Santa oggi è una regione suddivisa in due stati, Israele e Palestina, in cui coabitano in misura maggioritaria due nazionalità (gli israeliani e i palestinesi), due etnie (gli ebrei e gli arabi) e tre religioni (Ebraismo, Islam e Cristianesimo). Non sempre questi tre elementi – nazionalità, etnia e religione –riescono ad integrarsi tra loro e combinarsi in modo pacifico: ciò dà origine alla frammentazione culturale e religiosa che caratterizza questi luoghi. In particolare, è bene sapere che non tutti gli israeliani sono ebrei e non tutti gli arabi sono palestinesi: esiste infatti un folto numero di arabi con nazionalità israeliana che abita nella regione della Galilea (Nazareth).
I cristiani costituiscono circa il 2% dell’intera popolazione; circa la metà è costituita da cattolici. La Custodia dei Luoghi Santi è affidata ai frati minori francescani, i quali giocano un ruolo chiave all’interno delle complesse politiche di gestione di questi siti.

Dove?

Dal punto di vista geografico, con Terra Santa si indica la regione della Palestina, ossia le terre ad Occidente del mar Morto e del fiume Giordano, come rappresentato nella cartina.

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Credits: Istituto Geografico De Agostini

Cosa, Come e Quando?

Il video che segue spiega in maniera sintetica la storia degli stati di Israele e Palestina e il conflitto israelo-palestinese dalle origini ai giorni nostri, cercando di mantenere un punto di vista neutrale. Chi parteciperà a Un Invito, Poi Un Viaggio 2016 avrà la possibilità di confrontarsi in maniera diretta su questi argomenti.

Perché?

Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Mt 7, 1-5

Cercare di dare un senso, o peggio, una ragione ad una o all’altra delle parti in gioco, in questo caso risulta pericoloso. Non è possibile farlo in modo semplicistico in poche righe: la situazione è molto complessa e per poter essere valutata deve essere analizzata e conosciuta profondamente.

Siamo chiamati, di fronte alla questione palestinese – così come a tutte le situazioni difficili che caratterizzano i giorni nostri, ma che non sempre ci coinvolgono direttamente – a rifiutare la tentazione di lavarcene le mani, come Ponzio Pilato.

terrasanta2È molto importante, invece, che ciascuno di noi faccia la sua parte per portare e diffondere gli ideali di fraternità, di pace e di amore che noi tutti abbiamo sperimentato essere l’unica arma in grado di salvare il mondo. Il primo passo è “perdere tempo” a informarsi, a documentarsi, valutando e selezionando le fonti, per conoscere meglio le situazioni ed aumentare lo spirito critico nei confronti di tutto ciò che riguarda l’Uomo. Infatti la non conoscenza dell’altro, della sua storia, delle sue ragioni più profonde è molto spesso la causa di incomprensioni e conflitti, e la Terra Santa ne è l’emblema. Come emerge chiaramente dal film Il figlio dell’altra, la questione palestinese si potrebbe facilmente risolvere se ci si ponesse nei panni degli altri senza giudizio, con la consapevolezza che siamo tutti figli di uno stesso Padre.

È pertanto fondamentale cercare continuamente la Verità delle cose, senza però mai arrivare a puntare il dito contro qualcuno. Lo schierarsi da una parte o dall’altra del muro è un atteggiamento che – se dettato da un’ideologia – porta con sé il germe del conflitto. Preghiamo quindi per avere mani innocenti e cuore puro, per avere compassione di ogni persona che soffre, per denunciare le azioni senza condannare chi le compie, perché nulla mai ci sia indifferente; questa è condizione necessaria per costruire un futuro di pace.

Non dimentichiamo che nella battaglia Gesù non ci lascia soli; anzi ci offre la sua spada (Mt 10,34 Non sono venuto a portare pace, ma una spada). Questa non è un’arma che divide, ma un prezioso strumento che ci rende capaci di discernere il Bene dal Male, soprattutto laddove quest’ultimo trama. Non solo in Terra Santa.

 

Redazione In-Formazione

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