Informazione: al servizio degli altri

27 febbraio 2017 | Lascia il tuo commento

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Televisioni, radio, giornali, ma anche pc, tablet e smartphone sono i principali strumenti che abbiamo oggi a disposizione per informarci sull’attualità del mondo. Grazie alle nuove tecnologie, bastano pochi secondi per essere coinvolti in un susseguirsi di titoli, articoli (meglio se brevi), condivisioni e commenti.

La velocizzazione del processo informativo permette di conoscere le notizie principali della giornata nel tempo di un caffè. Veniamo in possesso di una serie di dati e a volte ci accontentiamo di sapere l’ennesimo fatto di cronaca nera, l’oggetto della discussione in Parlamento, le ultime sulla crisi economica senza approfondire ulteriormente la nostra conoscenza in merito, per un pregiudizio nei confronti dell’attività giornalistica o più banalmente perché “ci va bene così”. Il rischio è quello di restare vittime di un’informazione parziale che, sommata al facile giudizio e al relativismo imperante, può rischiare di sprofondare in un’informazione liquida o, peggio ancora, nella disinformazione.

L’informazione è l’elaborazione di elementi oggettivi di immediata comprensione; è il frutto di un’operazione che mette in relazione i contenuti e ne evidenzia le dinamiche. Se da una parte questo è il compito principale dei giornalisti, dall’altra non dobbiamo dimenticare che l’informazione è un diritto di tutti e, come tale, va esercitato correttamente anche da ciascuno di noi.

Leggere, guardare e ascoltare in maniera critica, soffermandosi a riflettere ed approfondire, è il primo passo da compiere nel servizio di verità che come cristiani siamo chiamati a offrire agli altri. Informarsi richiede pazienza, virtù e costanza. La rapidità e la mancanza di senso critico portano solo all’aumento del rumore che ci circonda. Un rumore inutile, che lo stesso Ligabue in una sua canzone definisce «il volume delle tue bugie». La nostra percezione non corrisponde alla realtà intera: questa è molto più complessa e per essere compresa necessita di uno sguardo più ampio, che tenga in considerazione il punto di vista degli altri. Ascoltare pareri diversi, con rispetto e senza pregiudizi, è necessario allo sviluppo della «cultura dell’incontro» auspicata da Papa Francesco. Ciò non significa abbandonare i propri valori in nome della tolleranza, ma rendersi capaci e responsabili di un dialogo autentico e lontano dalla sterilità. L’informazione, infatti, contribuisce attivamente al bene comune.

Il nostro prossimo, oggi, non è soltanto chi ci sta fisicamente vicino, ma anche chi è connesso ai nostri account social: informare correttamente attraverso questi strumenti è di fondamentale importanza, sia quando si tratta di espressioni personali, sia nei casi in cui condividiamo i contenuti altrui. I principi da seguire sono dettati dal buonsenso: selezioniamo con cura che cosa condividere e, in caso di discussioni, ricordiamoci di essere come pecore in mezzo ai lupi, prudenti come serpenti e semplici come colombe (cfr. Mt 10, 16). Diffidiamo dal “sentito dire” e verifichiamo l’attendibilità della fonte prima di riportarla a terzi. E soprattutto, cerchiamo di avere chiaro in testa che cosa vogliamo comunicare e perché vogliamo farlo.

In una società caratterizzata da pessimismo e paura, superficialità e ipocrisia, possiamo farci portatori di speranza perché abbiamo l’opportunità di diffondere messaggi positivi. Un principio base del giornalismo, spesso insegnato a scuola in virtù della sua semplicità, è la regola delle 5W: Who? What? Where? When? Why? Rispondere a queste domande fornisce le caratteristiche essenziali di una notizia, ma se le rivolgiamo a noi stessi prima di parlare o di cliccare “Pubblica” diventano un prezioso strumento di valutazione.

Chi? Ovvero il soggetto comunicante. Sono io o qualcun altro? L’autore va sempre indicato. Inoltre, le fonti devono essere citate e attendibili.

Che cosa? Bisogna prestare attenzione non soltanto al contenuto, ma anche alla forma, agli aggettivi utilizzati e al punto di vista adottato. L’educazione e il rispetto valgono anche online.

Dove? Comunicare sul Web non è come parlare faccia a faccia, per cui  il rischio di fraintendersi aumenta. È buona prassi scegliere con cura il contesto informativo e conoscerne le regole di funzionamento per apportare un contributo efficace.

Quando? Capire quando è opportuno intervenire e quando, invece, è meglio restare in silenzio è una qualità preziosa. La libertà d’opinione di ciascuno non equivale al diritto di dire qualsiasi cosa, soprattutto se non si è informati (cfr. Mt 5, 37).

Perché? Per quale motivo scelgo di condividere una frase, un articolo, una canzone? Che bene c’è?

Nell’era del citizen journalism, in cui ognuno di noi è produttore-consumatore di informazione, non mancano contenuti costruiti ad hoc per attirare la nostra attenzione, nella stampa e soprattutto nel Web. Un pensiero lontano da un pietismo di massa, dall’ipocrisia, dall’omertà e dall’indifferenza generale può tutelarci da queste sirene e aiutarci a sviluppare un prezioso senso critico. Il mondo è in balia delle cattive notizie, ma noi abbiamo ricevuto la Buona Notizia. Quella che era un’opportunità diventa allora una responsabilità da mettere in pratica con creatività e intelligenza.

 

Redazione In-Formazione

 


 

PER APPROFONDIRE

“Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo” – Il messaggio di papa Francesco in occasione della LI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

La comunicazione sociale cattolica –  Il decreto “Inter Mirifica”,promulgato da papa Paolo VI nel 1963 alla luce del Concilio Vaticano II, ha per argomento gli strumenti della comunicazione sociale.

Libro “Quando la fede si fa social” – L’agile volumetto di don Antonio Spadaro analizza il rapporto tra cristianesimo e social network.

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