Capire il commercio equo e solidale

12 aprile 2018 |

Un mondo più giusto passa attraverso le scelte che facciamo ogni giorno. Da cinquant’anni il commercio equo e solidale è un’alternativa possibile.

Quando andiamo al supermercato e acquistiamo un prodotto, per esempio alimentare, siamo abituati a immaginarne il successivo consumo: “Come lo cucino? Quanto si conserva in frigo? Quando scade?” Cerchiamo di non sprecarlo e addirittura arriviamo a differenziare l’imballaggio. Tutto questo dopo averlo comprato, preferibilmente ad un buon rapporto qualità/prezzo. Ma che cosa è successo prima? Qual è la storia del prodotto, quale percorso ha compiuto per arrivare nel nostro carrello?

I consumatori sono i destinatari ultimi di una lunga filiera produttiva, in cui si susseguono diversi attori: produttori, trasformatori, distributori, dettaglianti, importatori. Uomini e donne che in tutto il mondo lavorano, ma che non sempre vedono rispettati i propri diritti, soprattutto nei Paesi più deboli economicamente. Dietro ai prodotti che compriamo ci sono storie di persone vere.

Quando commercio fa rima con giustizia

Il commercio equo e solidale (o fairtrade) nasce in Europa negli anni Sessanta allo scopo di far crescere e stabilizzare attività produttive nei Paesi in via di sviluppo. Offre ai piccoli produttori un canale commerciale alternativo a quello dominante, che puntualmente li esclude perché regolato dai rapporti di forza, dalle fluttuazioni dei mercati, delle monete, del marketing e non certo dalla valorizzazione dell’essere umano attraverso il lavoro.

Il commercio equosolidale si basa su saldi principi etici che esulano dalla visione del profitto a tutti i costi. Al centro dell’attenzione c’è l’uomo, con la sua dignità e le sue esigenze.

Un prodotto fairtrade garantisce:

  • un prezzo equo, condiviso tra chi produce e chi acquista, che assicura alle famiglie dei lavoratori la soddisfazione dei bisogni essenziali ed un tenore di vita dignitoso
  • un margine extra sul prezzo per finanziare progetti utili a tutta la comunità, come scuole o nuovi pozzi
  • il rapporto diretto con i produttori e la continuità della relazione negli anni
  • un pre-finanziamento degli investimenti, per non contrarre debiti o intaccare risorse destinate al sostentamento familiare
  • la trasparenza dei prezzi e tracciabilità delle materie prime
  • la sostenibilità della produzione in termini etici e ambientali (es. agricoltura biologica)

Cacao, caffè, zucchero, banane, ma anche biscotti, fiori, cosmetici e vestiti: la gamma di prodotti equosolidali è davvero ampia!

Equosolidale in cinque minuti

Per capire meglio come funziona questa particolare forma commerciale, ti suggeriamo un breve video realizzato da Fairtrade Italia, uno dei più diffusi marchi di certificazione.

Non solo Terzo mondo

Il commercio equosolidale interessa anche realtà italiane. Numerose sono le cooperative sociali che vi aderiscono e che coinvolgono nella filiera produttiva soggetti vulnerabili o ai margini della società (persone con disabilità, carcerati…). Pasta, sughi, birre, ma anche detergenti e cosmetici sono realizzati in pieno contrasto con quella “cultura dello scarto” più volte condannata da papa Francesco. Ecco che il lavoro diventa un’opportunità di inclusione e valorizzazione.

Per sostenere il commercio equo e solidale, basta scegliere i prodotti giusti… in tutti i sensi! Li possiamo trovare nella grande distribuzione, nei locali pubblici, ma soprattutto nelle Botteghe del Mondo, i negozi specializzati da cui il movimento ha avuto inizio.

Il potere d’acquisto è nostro: a noi la scelta!

Redazione In-Formazione

Foto © Koinè – Commercio equo e solidale

PER APPROFONDIRE

Il consumo critico – Articolo pubblicato sul sito Officina del Sole.

CTM Altromercato – La prima e maggiore realtà italiana di commercio equosolidale.

LiberoMondo – Società cooperativa specializzata in prodotti ad alto valore etico e sociale.

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