Il Cammino: un viaggio del corpo e dello spirito

11 luglio 2018 |

Possa la strada sollevarsi per incontrarti.
Possa il vento stare sempre alle tue spalle.
Possa il sole splendere caldo sul tuo viso.
E la pioggia cadere leggera sui tuoi campi.
E finché ci incontriamo di nuovo, possa Dio tenerti nel palmo della sua mano!

Così recita un’antica benedizione irlandese. Prova a leggere queste poche righe immaginandoti su un sentiero: il vento soffia leggero, il sole ti illumina il viso, lo zaino è sulle tue spalle e il piede è pronto per un nuovo passo, su una strada antica, percorsa, nel corso dei secoli, da milioni di pellegrini come te. Il tuo passo è quello di San Francesco d’Assisi, di San Giacomo, di un ragazzo che cammina poco più avanti.

Questo articolo parla dei Cammini, non di uno in particolare, ma di tutte quelle esperienze “zaino in spalla” in cui i piedi sono il mezzo per raggiungere un luogo (sia esso Roma, Assisi, Santiago di Compostela).

Attenzione: non vogliamo essere una guida turistica o un’agenzia viaggi! Noi della Redazione In-Formazione vogliamo semplicemente raccontarvi questa esperienza di viaggio, del corpo e dell’anima, attraverso le voci di alcuni Spiriti del Sole che hanno scelto il Cammino. Abbiamo fatto a Mariachiara, Elisa e Annapaola alcune semplici domande per capire, riflettere ed immedesimarci nei loro viaggi.

Leggi le loro storie e se nel tuo cuore lo senti… Parti, senza paura, solo uno zaino sulle spalle, scarpe comode e la certezza di non essere mai solo.

In fondo tanto sai che non ti lascerai scappare un’avventura tale…

Cosa ti ha spinto ad intraprendere l’esperienza del Cammino?

Ho vissuto l’esperienza del Cammino di Santiago per due volte nell’arco di 4 anni, nonostante io non abbia mai avuto la possibilità di percorrerlo per intero (abbiamo fatto soltanto gli ultimi 170 km circa). In entrambe le occasioni ero in compagnia della mia famiglia e di pochi amici tra i più stretti e di una guida spirituale: il primo anno è stato soprattutto mio padre a desiderare fortemente di vivere e farci vivere questa esperienza, affascinato dai racconti e dal trasporto emotivo di un suo caro amico. Diverso è stato invece per la partenza del secondo anno: è risaputo che quando si vive un’esperienza meravigliosa la si vuole ripetere e talvolta condividere con chi nel tempo è entrato a far parte della propria vita. Così un po’ su richiesta da chi avevamo intorno e un po’ su nostra iniziativa, abbiamo deciso di riorganizzare il viaggio con grande entusiasmo, coinvolgendo un gruppo poco più ampio. In ogni caso, data la fase d’età, più che ad aver scelto personalmente di vivere un certo tipo di esperienza, vi sono stata amorevolmente condotta per mano. (Maria Chiara)

Avevi delle aspettative? Sono state soddisfatte?

Avevo delle aspettative, sebbene diverse tra le due occasioni: per la prima esperienza, nel 2006, ricordo che prima di partire ero fortemente insicura sulla buona riuscita di quella “vacanza alternativa”, forse un po’ spaventata dallo spirito di essenzialità, adattamento e rischio che questo cammino richiede, ma allo stesso tempo ero anche piena di curiosità per l’opportunità unica che stavo avendo. Dopo aver mosso i primi passi, sono riuscita a togliere dallo zaino timori e incertezze per far spazio ad una buona dose di sana incoscienza. Ho iniziato a camminare lasciandomi semplicemente sorprendere da quanto e quanti incontravo lungo il percorso. Le mie aspettative in quell’occasione sono state positivamente stravolte. Una delle più frequenti esperienze che un pellegrino del Cammino di Santiago si ritrova a vivere è l’imprevisto e spesso questo simpatico compagno di viaggio rende il tutto più colorato e intrigante. Il secondo viaggio è stato molto diverso ero cresciuta negli anni, ma tornare lungo quel cammino ha risvegliato tanti bei ricordi da raccontare ai nuovi compagni e ha accentuato l’entusiasmo di rivivere le emozioni passate. Tuttavia è stato proprio in questa seconda occasione che ho capito che avere grandi aspettative su un’esperienza rivissuta non serve a molto e non giova nemmeno allo spirito: in quella settimana capii che, nel bene o nel male, il viaggio lo fanno le persone che hai vicino più che il posto, lo fa la tua predisposizione d’animo insieme alla tua capacità di metterti in gioco e lasciarti guidare. (Maria Chiara)

Prima della partenza mi aspettavo semplicemente di vivere una bella esperienza, ma ciò che ho ricevuto è stato molto di più. (Annapaola)

Quanto vissuto durante il cammino ha superato tutte le mie aspettative e mi sento di dire che il pellegrinaggio a piedi va sperimentato in prima persona per poterlo “gustare” fino in fondo: per quanto si possa compartecipare ai racconti di un’altra persona, i doni ricevuti e le emozioni provate in maniera diretta sono delle sorprese che scavano in profondità. (Elisa)

Come ti sentivi durante il cammino?

La prima esperienza è stata la più sorprendente: la novità, l’entusiasmo della scoperta, la sorpresa degli incontri, la bellezza dell’essenzialità e della semplicità, l’adrenalina dei momenti critici, la vista di paesaggi naturali del tutto nuovi, i profumi, i sapori, gli scorci mozzafiato, la tenerezza di una guida spirituale fortemente paterna, tutto ha contribuito ad accrescere in me stupore, gratitudine e fascino per questo viaggio. Durante il secondo viaggio le emozioni sono state diverse (naturalmente a causa della compagnia differente), necessariamente più mature. Non sono mancati momenti di novità e di grande intensità: come l’aver portato per una tappa intera Gesù Eucarestia in una piccola pisside dentro un sacchetto appeso al collo, o aver avuto la possibilità di celebrare la Messa sulla tomba di san Giacomo. Alternati a momenti di forte prova fisica e morale: un giorno, avendo percorso per errore 50 km nella tappa per arrivare a Sarria, abbiamo rischiato di dormire letteralmente sotto le stelle. Non nascondo che, a causa delle diversità di età, esigenze e caratteri dei componenti del gruppo, ci sono stati anche momenti di scontro e incomprensione.  Nonostante tutto porto una grande gratitudine nel cuore per aver avuto la possibilità di vivere una delle esperienze più belle che una persona possa fare nella vita. (Maria Chiara)

Prima della partenza e i primi giorni ero molto preoccupata per la fatica fisica che mi attendeva! Ho sempre fatto sport, ma non sapevo se il mio corpo sarebbe stato d’accordo a percorrere 40 km al giorno per 40 giorni, con uno zaino di 10 kg! Anche perché per allenarmi ero andata a correre…una volta sola…due mesi prima! Dopo la prima settimana la paura per il fisico è andata diminuendo e hanno iniziato a farsi spazio le preoccupazioni per alcune situazioni che avrebbero pazientemente atteso il mio ritorno a casa!  Meno le gambe si facevano sentire e più diventavano rumorosi i miei pensieri, fino ad invidiare le tendiniti di altri pellegrini! Poi mi sono resa conto che stavo facendo 1200 km a piedi..avrei potuto fare qualsiasi cosa se mi fossi impegnata! (Annapaola)

Hai mai pensato di non farcela?

I primi giorni di cammino in Francia sono stati molto duri per l’assenza di segnaletica, l’assenza di posti dove mangiare e dormire e la difficoltà della strada! Giulia ed io abbiamo pensato più volte di prendere un bus per arrivare direttamente in Spagna! Ci siamo lamentate ininterrottamente e così a lungo che alla fine siamo arrivate in Spagna a piedi! Ci sono stati momenti in cui ho pensato di dovermi fermare alcuni giorni per problemi fisici della mia compagna di avventura, ma poi riuscivamo sempre a finire la tappa grazie alla sua enorme forze di volontà (e alla scatola di antinfiammatorio). In altre occasioni ho temuto di non farcela a tornare a casa, a portare con me la determinazione e le consapevolezze che avevo riscoperto in questo cammino. Ma mollare no! Non ci ho mai pensato! Perché ho avuto il privilegio di fare questo viaggio con Giulia, un’amica che mi conosce meglio di me stessa! Dal mio modo di camminare e di tenere le cinghie dello zaino, già capiva se qualcosa nel mio umore non andava! Lo capiva ancora prima che lo capissi io! Così come sapeva che entro le 9.00 dovevo fermarmi per la seconda colazione sennò diventavo intrattabile e sapeva che se ci fosse stato un bivio non segnalato, io avrei sicuramente sbagliato strada perché “io si che ho il senso dell’orientamento”. Ecco direi che è chiaro cosa, o meglio chi, mi abbia dato coraggio! (Annapaola)

Ricordi e aneddoti di viaggio?

Nel corso del cammino ho vissuto molteplici emozioni e sensazioni.

Ricordo con nitidezza la fatica di alcuni momenti: il caldo, le salite, la sensazione di non arrivare mai, le vesciche sotto i piedi, il mal di gambe, lo zaino pesante; e, conseguentemente, ricordo molto bene la stanchezza e il desiderio di riposo della sera: non ho mai dormito così profondamente come durante le notti del cammino e, soprattutto, non ho mai apprezzato così tanto il dono di avere un letto, nonostante ogni sera dormissi in un luogo diverso!

In ogni caso, la fatica è sempre stata ampiamente ripagata dai regali che sono il cammino ti può fare: ho attraversato luoghi incantevoli, segni della bellezza del Creato e della meraviglia della natura che, con i suoi laghi, le sue colline, i suoi fiori e le sue spiagge ti sorprende ad ogni angolo; ho avuto il dono dell’incontro con altri pellegrini e della condivisione del cammino con alcune persone a me molto care, nel sostegno reciproco spirituale e concreto;ho camminato immersa nei miei pensieri, accompagnata nelle mie intime riflessioni dai suoni della natura, dallo scambio di confidenze con chi camminava con me e dalla musica – ascoltata o cantata; ho sperimentato concretamente la frase del Vangelo “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9), nel momento in cui mi sono trovata affaticata, accaldata e senz’acqua e ho bussato alla porta di una casa sulla strada che stavo percorrendo, trovando accoglienza e ristoro; ho provato una felicità indescrivibile al raggiungimento della meta, in seguito ai lunghi giorni di cammino e fatica: la visione all’orizzonte del cupolone della Basilica di San Pietro, a Roma (meta della “mia” Via Francigena) e della Basilica di San Francesco, ad Assisi (meta del cammino La Verna – Assisi) rientrano tra i momenti più ricchi di gioia e stupore della mia vita. (Elisa)

Ti è piaciuta questa esperienza? Cosa ti ha lasciato?

Da quanto detto finora penso sia ormai chiaro e assodato che io sia follemente innamorata del Cammino di Santiago (con tutto ciò che comporta). Non riesco a trovare nemmeno un motivo per poter dire di non fare questa esperienza almeno una volta nella vita, e nemmeno un ricordo negativo che mi faccia venir voglia di non ripeterla. La ricchezza che lascia l’aver vissuto il Cammino è di una preziosità unica: prima di tutto si impara a vivere con l’essenziale e ci si rende conto che è POSSIBILE, oltre che strettamente necessario in quella circostanza. Già prima di partire ci si trova a fare i conti con il peso dello zaino e si realizza che “per poter partire occorre rinunciare ai pesi inutili”: inizialmente è una questione organizzativa e logistica, alla fine del viaggio ti rendi conto di quanto sia diventata una condizione mentale e interiore. Tornare alla quotidianità, piena di oggetti troppo spesso ritenuti vitali, ti da quasi fastidio. Riscoprire il valore dell’essenzialità quindi, è favoloso e addirittura gratificante. Dopo aver imparato a “lasciare”, il cammino ti fa scoprire subito l’importanza della presenza e dell’aiuto dell’altro per poter andare avanti: si impara da subito quindi ad allungare generosamente una mano per sostenere chi resta indietro, ad aspettare e stare il passo del compagno, a pesare le parole da dire per non sprecare il fiato necessario per la salita, a condividere acqua, tempo, fatica ed incoraggiamenti. Una delle cose che ancora mi affascina del Cammino è il fatto che lungo il percorso si conoscono innumerevoli persone del tutto estranee, e nel momento dell’incontro, al sono dell’Ultreya y Suseya (il saluto del pellegrino) o del semplice Hola, ci si sente subito incredibilmente vicini anche se sconosciuti; il fatto di trovarsi letteralmente sullo stesso percorso e verso una stessa meta ti ricorda che non si è soli, che qualcuno prima o dopo di te è chiamato alla stessa maniera a raggiungere la tua stessa destinazione (sebbene mosso da motivazioni estremamente differenti). Dal punto di vista spirituale il Cammino ha costituito un tassello fondamentale per la mia crescita interiore e un trampolino di lancio per la presa di coscienza del mio rapporto con Dio. (Maria Chiara)

L’esperienza del cammino è splendida e la consiglierei a tutti. (Annapaola)

Ho respirato e sperimentato l’essenzialità e l’abbandono del superfluo: nel bagaglio (in uno zaino ci sta davvero solo l’essenziale) e nelle relazioni (il cammino, con le sue fatiche, mette a nudo, non esistono maschere).
Tutto è trasparente e ciò permette un contatto autentico e profondo con la natura, con Dio e con i fratelli: ho imparato ancora una volta che forse da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano! (Elisa)

Senti che è cambiato qualcosa dopo aver vissuto questa esperienza?

Vivere il Cammino di Santiago indubbiamente cambia la vita, o quantomeno la visione delle cose nella vita: una volta tornata a casa ho fatto i conti con l’essenziale utilità delle cose materiali che tornavo a riavere, dalle più semplici come l’acqua alle più tecnologiche come la tv; ho cercato di affrontare la vita futura come un “cammino a tappe” verso mete di un percorso più grande; ho rivalutato l’importanza della presenza o dell’assenza delle persone attorno a me in particolari momenti della giornata, ritagliando così sempre più spesso spazi per me. Certamente la voglia di tornare a ripercorrere quel Cammino cresce sempre di più col passare del tempo; la consapevolezza di tornare un giorno si rende sempre più salda: ma se c’è una grande cosa che il Cammino insegna è che alle varie piccole mete ci si arriva mettendo i propri passi nel proprio tempo, senza correre né andare troppo piano. Soltanto il tempo, la determinazione, l’entusiasmo e la forza di volontà ci porteranno lontano: bisogna lasciarsi guidare dalla “freccia gialla”. (Maria Chiara)

Mi ha donato la consapevolezza che “ce la posso fare”: posso raggiungere la meta, nonostante la fatica, i limiti che ho e i miei tempi, che non sempre corrispondono a quelli degli altri e, più in generale, a quelli della vita. (Annapaola)

Camminare allena alla pazienza e ad assaporare ogni piccolo passo avanti: i grandi cammini si fanno con piccoli passi, valorizzando l’essenziale, nella condivisione con l’Altro. (Elisa)

 

Redazione In-Formazione

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