
Televisioni, radio, giornali, ma anche pc, tablet e smartphone sono i principali strumenti che abbiamo oggi a disposizione per informarci sullโattualitร del mondo. Grazie alle nuove tecnologie, bastano pochi secondi per essere coinvolti in un susseguirsi di titoli, articoli (meglio se brevi), condivisioni e commenti.
La velocizzazione del processo informativo permette di conoscere le notizie principali della giornata nel tempo di un caffรจ. Veniamo in possesso di una serie di dati e a volte ci accontentiamo di sapere lโennesimo fatto di cronaca nera, lโoggetto della discussione in Parlamento, le ultime sulla crisi economica senza approfondire ulteriormente la nostra conoscenza in merito, per un pregiudizio nei confronti dellโattivitร giornalistica o piรน banalmente perchรฉ โci va bene cosรฌโ. Il rischio รจ quello di restare vittime di unโinformazione parziale che, sommata al facile giudizio e al relativismo imperante, puรฒ rischiare di sprofondare in unโinformazione liquida o, peggio ancora, nella disinformazione.
Lโinformazione รจ lโelaborazione di elementi oggettivi di immediata comprensione; รจ il frutto di unโoperazione che mette in relazione i contenuti e ne evidenzia le dinamiche. Se da una parte questo รจ il compito principale dei giornalisti, dallโaltra non dobbiamo dimenticare che lโinformazione รจ un diritto di tutti e, come tale, va esercitato correttamente anche da ciascuno di noi.
Leggere, guardare e ascoltare in maniera critica, soffermandosi a riflettere ed approfondire, รจ il primo passo da compiere nel servizio di veritร che come cristiani siamo chiamati a offrire agli altri. Informarsi richiede pazienza, virtรน e costanza. La rapiditร e la mancanza di senso critico portano solo allโaumento del rumore che ci circonda. Un rumore inutile, che lo stesso Ligabue in una sua canzone definisce ยซil volume delle tue bugieยป. La nostra percezione non corrisponde alla realtร intera: questa รจ molto piรน complessa e per essere compresa necessita di uno sguardo piรน ampio, che tenga in considerazione il punto di vista degli altri. Ascoltare pareri diversi, con rispetto e senza pregiudizi, รจ necessario allo sviluppo della ยซcultura dellโincontroยป auspicata da Papa Francesco. Ciรฒ non significa abbandonare i propri valori in nome della tolleranza, ma rendersi capaci e responsabili di un dialogo autentico e lontano dalla sterilitร . Lโinformazione, infatti, contribuisce attivamente al bene comune.
Il nostro prossimo, oggi, non รจ soltanto chi ci sta fisicamente vicino, ma anche chi รจ connesso ai nostri account social: informare correttamente attraverso questi strumenti รจ di fondamentale importanza, sia quando si tratta di espressioni personali, sia nei casi in cui condividiamo i contenuti altrui. I principi da seguire sono dettati dal buonsenso: selezioniamo con cura che cosa condividere e, in caso di discussioni, ricordiamoci di essere come pecore in mezzo ai lupi, prudenti come serpenti e semplici come colombe (cfr. Mt 10, 16). Diffidiamo dal โsentito direโ e verifichiamo lโattendibilitร della fonte prima di riportarla a terzi. E soprattutto, cerchiamo di avere chiaro in testa che cosa vogliamo comunicare e perchรฉ vogliamo farlo.
In una societร caratterizzata da pessimismo e paura, superficialitร e ipocrisia, possiamo farci portatori di speranza perchรฉ abbiamo lโopportunitร di diffondere messaggi positivi. Un principio base del giornalismo, spesso insegnato a scuola in virtรน della sua semplicitร , รจ la regola delle 5W: Who? What? Where? When? Why? Rispondere a queste domande fornisce le caratteristiche essenziali di una notizia, ma se le rivolgiamo a noi stessi prima di parlare o di cliccare โPubblicaโ diventano un prezioso strumento di valutazione.
– Chi? Ovvero il soggetto comunicante. Sono io o qualcun altro? Lโautore va sempre indicato. Inoltre, le fonti devono essere citate e attendibili.
– Che cosa? Bisogna prestare attenzione non soltanto al contenuto, ma anche alla forma, agli aggettivi utilizzati e al punto di vista adottato. Lโeducazione e il rispetto valgono anche online.
– Dove? Comunicare sul Web non รจ come parlare faccia a faccia, per cui ย il rischio di fraintendersi aumenta. ร buona prassi scegliere con cura il contesto informativo e conoscerne le regole di funzionamento per apportare un contributo efficace.
– Quando? Capire quando รจ opportuno intervenire e quando, invece, รจ meglio restare in silenzio รจ una qualitร preziosa. La libertร dโopinione di ciascuno non equivale al diritto di dire qualsiasi cosa, soprattutto se non si รจ informati (cfr. Mt 5, 37).
– Perchรฉ? Per quale motivo scelgo di condividere una frase, un articolo, una canzone? Che bene cโรจ?
Nellโera del citizen journalism, in cui ognuno di noi รจ produttore-consumatore di informazione, non mancano contenuti costruiti ad hoc per attirare la nostra attenzione, nella stampa e soprattutto nel Web. Un pensiero lontano da un pietismo di massa, dallโipocrisia, dallโomertร e dallโindifferenza generale puรฒ tutelarci da queste sirene e aiutarci a sviluppare un prezioso senso critico. Il mondo รจ in balia delle cattive notizie, ma noi abbiamo ricevuto la Buona Notizia. Quella che era unโopportunitร diventa allora una responsabilitร da mettere in pratica con creativitร e intelligenza.
Redazione In-Formazione
PER APPROFONDIRE
โComunicare speranza e fiducia nel nostro tempoโ โ Il messaggio di papa Francesco in occasione della LI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
La comunicazione sociale cattolica โย Il decreto โInter Mirificaโ,promulgato da papa Paolo VI nel 1963 alla luce del Concilio Vaticano II, ha per argomento gli strumenti della comunicazione sociale.
Libro โQuando la fede si fa socialโ โ Lโagile volumetto di don Antonio Spadaro analizza il rapporto tra cristianesimo e social network.