Sulle tracce di UIPUV2018 – terza parte

22 novembre 2018 | Lascia il tuo commento

Sulle tracce di UIPUV2018

                                         Il Deserto                                     

 

Il deserto. Un luogo in cui le parole cedono il passo al silenzio. Un luogo che scruta nel profondo e richiama all’essenziale. Gli spazi intrisi di Immenso trovano posto negli spazi sacri dell’anima. Per molti Spiriti del Sole  il deserto è stato “il Luogo”.

 

Vivere un “deserto nel deserto” mi ha profondamente emozionato. Sono educatore da oltre vent’anni, ne ho proposti di momenti di Deserto, ma vivere io stesso questa attività in un luogo così immenso, mi ha fatto entrare nel vero significato di questa attività di riflessione. Il Deserto di Timna ha messo davanti ai miei occhi il vero Mattia, senza maschere e senza giustificazioni. Da quel giorno in poi il mio pellegrinaggio in Terra Santa è cambiato radicalmente. (Mattia Fasolo)

Il viaggio, per me il primo, è stato addirittura sconvolgente a livello emotivo. Tutti i posti hanno lasciato un segno indelebile nel mio cuore, ma uno mi ha emozionato in modo particolare: il deserto. Sono arrivata nel deserto in un momento in cui in me cominciava a cambiare qualcosa. Nell’istante in cui ho visto tutta quella immensità, per un attimo il mio cuore si è fermato. Amo gli spazi aperti e liberi da ostacoli. Nel deserto ho avuto la possibilità di essere a contatto con il Padre nella maniera più diretta e pulita possibile. Dopo la catechesi di Don Federico, il mio approccio con Lui è stato un parlare e un chiarire tutto quello che in quel momento appesantiva la mia anima. Il deserto: un luogo che mi ha dato un respiro di vita, un’emozione fortissima e una gioia immensa. (Caterina Schilirò)

Il luogo che, già prima di partire, più mi attirava e che, durante il viaggio, mi ha davvero affascinato è il deserto, sia nelle tappe nel Parco di Timna e Mitzpe Ramon che in ogni paesaggio attraversato viaggiando. Il deserto è semplice e, allo stesso tempo, meraviglioso, mai uguale nelle forme e nei colori: ammirando ogni luogo, penso a quanta bellezza Dio ha creato. Il deserto, poi, permette di fare l’esperienza dell’essenzialità e del silenzio, così importanti, ma anche rari oggi. (Muriel Curti)

Il luogo del cuore di questo viaggio è stato il deserto. Paesaggio magico, misterioso e affascinante sia per gli occhi che per l’anima. È stato il setting ideale per riflettere sulle catechesi e su quanto osservato, ascoltato, provato fino a quel momento. Con grande piacere, il silenzio mi ha aiutato a guardarmi dentro e ad accogliere nel cuore alcune domande che, ancora adesso, mi accompagnano nella quotidianità e mi ricordano questa splendida esperienza! (Elisa Cantoni)

Il luogo che mi ha colpito di più era anche il più inaspettato, quello che mi sembrava più inutile e che più temevo: il deserto. Lo porto nel cuore per il suo umile, maestoso e meraviglioso silenzio. Fare “deserto” nel deserto vero è un’esperienza che mi ha cambiato, di cui sento grande nostalgia, una specie di corso accelerato di preghiera. Il silenzio quasi assoluto, prima, ti svuota del tuo rumore, del dolore, delle situazioni irrisolte che ti porti dentro e, poi, il vuoto viene riempito dalla Presenza senza tempo di Dio, da una dolce forza. Anche l’Eucaristia celebrata nel deserto esaltava il nostro essere un cuor solo e un’anima sola e riempiva tutto quel vuoto naturale. (Stefano Giurisato)

È stato un viaggio emozionante, alle radici della mia fede. Il luogo che più mi ha toccato il cuore è il deserto, perché in un paesaggio così spoglio, essenziale e meraviglioso (e dal vivo non avevo mai visto nulla di simile!) mi sono ritrovata. Nel dialogo con il Signore Gesù sono ripartita: mi ha donato una Parola, “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà”, che all’inizio mi ha spaventato, ma che ho ritrovato nel Getsemani e in me. Mi sono sentita amata con i miei limiti e sostenuta nel mio cammino: potrò affrontare la mia quotidianità con la Sua forza a sostenermi e con un cuore allargato e pieno di sogni. Sì, la mia vita, come anche la tua, è speciale e con Lui sarà anche felice! (Tanya Pellizzato)

Se dovessi rispondere di getto, la mia risposta sarebbe il Deserto del Negev. Perché? Perché in quel luogo dove abbiamo fatto effettivamente “deserto”, la cosa che mi ha colpito di più è che potevi stare da solo con te stesso e con Dio, anche se eri circondato da 232 persone. Ma non credo che questo sia stato il mio “Luogo”: sì, lo è stato se consideriamo la parola “luogo” una cosa fisica, concreta, tangibile; però, ciò che ho osservato e ricordo con piacere, sono le testimonianze, sia a parole che con semplici gesti, lacrime e abbracci, di quelle 232 persone che, proprio come me, si sono trovate nel medesimo tempo e nel medesimo posto in cui ognuno vorrebbe stare. Nel “Luogo” preferito di Dio, il proprio cuore, anche se è stato solo per un attimo. (Maria Chiara Segatto)

Il Deserto del Negev. Il luogo in cui più di tutto c’è stata la mia crisi. Una crisi che ha messo in dubbio la mia fede e il modo di viverla. E, poi, in mezzo a quel pianto, il caldo e la stanchezza, nel deserto compaiono una lepre e un’anguria. La Natura è il manifestarsi di Dio. (Maila Miotto)

Il Deserto del Negev è una meraviglia della Creazione che lascia senza fiato, un luogo pieno di immensità, bellezza, aridità e silenzio. Il deserto è entrato profondamente nel mio cuore perché, nella sua apparente immobilità, ti dà una scossa, ti costringe ad affrontare i nodi che ti bloccano e, allo stesso tempo, libera da tante cose inutili che impediscono di vedere ciò che è essenziale. Un posto che sembra non abbia nulla da offrire dona l’esperienza dell’Incontro più grande. Grazie, perché da qui si riparte con nuovo slancio, nuove domande e un bisogno grande di cercare il significato più profondo in ogni cosa. (Sara Chiaravalli)

Avevo già vissuto il “deserto” due anni fa e questa volta ho deciso di non perdere tempo a girare ed esplorare, come al mio solito. Ho preferito fermarmi sotto un alberello ad “ascoltare il Silenzio”. Così ho fatto, sono rimasto in silenzio parecchio tempo. Poi, prendo in mano il segno che ci hanno consegnato e che non avevo voluto leggere prima. Lo alzo e vedo che il disegno stampato combacia esattamente con la realtà del panorama visibile proprio da dove mi ero messo. Leggo la frase. Mi sono sentito al posto giusto, ero proprio dove Lui mi ha messo e mi voleva! E così ho sentito che è stato anche con la mia Vita. (Rettondini Alberto)

A Cafarnao, mentre la musica dei The Sun si mescolava al silenzio del mio cuore, profondamente commossa, ho ripensato agli ostacoli superati nel corso dell’ultimo anno. In quel momento ero proprio grata, felice e soddisfatta. Tornata a casa, è l’esperienza nel Deserto del Negev ad essere per me un costante promemoria: ricordo il silenzio e il suono dei miei passi decisi; il respiro di una persona viva e le lacrime di una ragazza fragile; le mani sempre rivolte al Cielo e il cuore finalmente in pace. È con tanto coraggio e infinita speranza che si affrontano i deserti. Il Signore, che è fedele, non ci abbandona mai. (Emanuela Pinto)

Nel deserto c’è silenzio, c’è quiete attorno a te, rotta solo da quel vento che, a volte, anima i tuoi pensieri, ti porta a guardare oltre. Mediante il tuo respirare, quei soffi entrano nel profondo, smuovono, ma è quando il vento smette di soffiare che qualcosa accade: ti senti! Senti davvero il suono della tua anima! Tutto tace, tutto accade in un attimo: pochi secondi senza vento, non un rumore intorno, smetti anche di respirare, perchè anche quel sentire non ti permette di capire cosa sta realmente accadendo. Ed ecco che un senso di vuoto ti riempie: l’anima è viva, reale. Ti ritrovi a sorridere perchè, dopo tanto tempo, anima, cuore e mente si sono incontrati… Anche se solo per un attimo. Indelebile! (Elena Basso)

Per me è stato molto bello vivere l’esperienza del deserto a Timna Park. Il luogo aveva una dimensione particolare e, ancora oggi, mi porto nel cuore l’emozione che quel posto mi ha donato. Mi sono sentito preso per mano dal Signore, ho avvertito la Sua presenza e la Sua compassione. Non so cosa sia capitato, ma ho percepito la presenza di Gesù che mi tendeva la mano e mi diceva: “Su coraggio, io sono con te, non avere paura”. (Massimiliano Baro)

Nel deserto ti puoi perdere, ritrovare o ritrovarsi. Nel mio “deserto” ho ritrovato il silenzio, così difficile da trovare per me in questo periodo. Mi ha aiutato a riflettere. Non ho trovato soluzioni per i miei problemi, ma un po’ di forza per affrontarli… Magari, chiedendo qualche aiuto. (Paola Garolla)

Io e i miei nipoti, Chiara e Davide, abbiamo atteso questo viaggio con grande entusiasmo. Per me è stato un ritorno desiderato da molto: ho vissuto la Terra Santa come una conferma. La mia Fede ha origini ben salde in questa Terra preziosa e tormentata. Il mio “deserto nel deserto” è stato il momento che ho vissuto più intensamente. Quando il Sole era più forte e cocente, arrivava una brezza fresca ad alleviare la calura. Come una risposta attesa, puntuale e precisa, a dei quesiti in un dialogo personale. Lì ho sentito la Sua presenza in modo più forte. Soprattutto, però, sono grata a Dio per aver dato ai miei nipoti questa opportunità alla loro giovane età. Spero che questa grande esperienza resti sempre per loro un punto saldo e un riferimento costante. (Antonietta Vettoretto)

Mi risulta non semplice scegliere un luogo in particolare del viaggio in Terra Santa, essendo rimasto ogni luogo, ogni momento, impresso nella mia memoria come un ricordo meraviglioso ed indelebile. Fra tutti, posso comunque ritenere la giornata nel deserto quella che maggiormente ha riassunto l’essenza stessa del pellegrinaggio. Un momento per me particolarmente intenso, sia per la natura del luogo che per la sensazione, credo mai provata, di vicinanza assoluta e di comunione totale con nostro Signore, che ha raggiunto il proprio apice con la meditazione in solitaria. (Ada La Mantia)

Il deserto. La solitudine. Un tempo personale di silenzio, di sosta interiore. Il deserto costringe a fare i conti con se stessi. In questo luogo particolare, dove cadono le proprie barriere, le proprie maschere, il silenzio “scava” dentro l’anima, crea una breccia, una fessura dove entra un soffio dolce e vitale, un abbraccio paterno. Nulla è come prima, si è travolti dalle emozioni, tutto cambia, cambiano le prospettive, gli orizzonti, da qui inizia un nuovo cammino, un ritmo diverso dove si contempla la bellezza del creato, la condivisione di un sorriso, di un abbraccio dello stare insieme. (Nicoletta Aldegheri)

Posti bellissimi ne abbiamo visti e vissuti tanti, ma per me rimane speciale il deserto. Abituata da sempre ai rumori della città, il suo silenzio assordante mi ha davvero emozionata, facendomi aprire il cuore e la mente come non mi capitava da tempo. In quel momento mi sono davvero sentita un passo più vicina a Dio, più di quanto non lo sia nella vita di tutti i giorni. (Barbara Puppo)

L’ora di “deserto nel deserto” è stato uno dei momenti per me più toccanti. Nel deserto hai solo due strade, perderti del tutto o ritrovarti. Non c’è via di scampo, non c’è distrazione. Ci sei tu e solo tu, con le tue emozioni e il solo suono del tuo respiro o dei tuoi passi sulla terra. Tra lacrime e polvere, in un luogo dove sembra non poter fiorire nulla, è rinata in me la consapevolezza che Lui c’è sempre, che non mi abbandona mai, nemmeno nei momenti più bui e aridi. Se la sai vedere e sei disposto a seguirla, il Signore ti indica la strada. Dal deserto sono tornata “centrifugata” e spiritualmente rinata. (Silvia Stocco)

Il deserto è il luogo che più di tutti ti mette faccia a faccia con te stessa e con Dio. Forse è per questo che l’ho amato tanto. Nel suo silenzio, molte domande le senti risuonare forte dentro al cuore e, lì, tra riflessioni e pensieri, riesci a trovare anche molte risposte. (Lucia Comanducci)

L’esperienza di riflessione nel deserto è stata per me quella più emozionante. I momenti di contemplazione e di preghiera in un paesaggio unico, avvolto da un silenzio eccezionale, mi hanno toccato profondamente. (Mauro Pagliarani)

I passi sicuri e veloci di un uomo diventano direzione. Sono lì, davanti al deserto: dove andare? Quale direzione prendere? Un fratello, un amico, diventa strumento senza saperlo. Cammino, salto, mi arrampico ed ecco, arrivo lì dove tu mi aspettavi, di fronte al sole, alla luce. E, poi, una fessura tra le rocce: mi fai notare dove appoggiare finalmente il mio capo stanco. “O colomba che stai fra le fenditure della roccia”. Il Signore non chiama i pronti, ma rende pronto chi chiama. Il luogo che ha lasciato il segno… Il deserto. (Marisa Greco)

Il deserto, silenzio. Un silenzio in cui riesci a percepire ciò che hai dentro, il desiderio di avere un cuore aperto, di lasciarti avvolgere dal Suo amore. Qui ho capito che solo nel silenzio e abbandonandosi nella preghiera si riesce a trovare un collegamento con Lui. Ci si rigenera per affrontare con più consapevolezza il rumore di tutti i giorni. (Elisa Giuliani e Raffaele Spada)

Il luogo che più mi è rimasto nel cuore in questo viaggio è stato il Deserto del Negev. Qui ho potuto vivere dei momenti di solitudine e, allo stesso tempo, di serenità. Nel lungo tragitto fatto sotto il sole, senza nessuno attorno, senza la frenesia quotidiana, mi sono sentito più me stesso. (Andrea Tollardo)

Il luogo che sicuramente mi ha colpito di più è stato il Deserto del Negev. La giornata si è aperta con il Vangelo di Giovanni che poneva la domanda: “Che cercate?”.  Mi ha colpito molto perché, dopo la catechesi, c’è stato il momento di solitudine nel deserto, dove ho capito che “sarei un nulla se non ci fossi Te”. E quel Te l’ho trovato quando ho visto da lontano ritornare verso di me, per l’ora della messa, la mia fidanzata e le sono corso incontro abbracciandola. Lì ho capito che avevo trovato quello che cercavo: cerco Te Signore e ti posso trovare solo attraverso lei che, con la tua grazia, dal 1° dicembre sarà la mia sposa per sempre. (Fabio Cavaioni)

A me è piaciuto molto il deserto, perché in quel momento ho pensato se Gesù mi vuole bene o no, perché sono un birbante. E ho capito che mi vuole bene! (Francesco Bianchin)

Senza nulla togliere a tutti i posti che abbiamo visitato in questa meravigliosa esperienza, che mi ha riempito di gioia e di entusiasmo, il luogo che più mi ha colpito è stato il deserto. Fare “deserto nel deserto”, cercare la solitudine e nel silenzio della preghiera riflettere su noi stessi e sulla nostra fede. Abbandonare tutto e tutti e, contemplando il paesaggio, pensare a come sono e a come diventare testimonianza per gli altri. Quel bisogno di aprirsi agli altri e ai grandi ideali pensando ad un cammino fatto di azioni concrete. (Laura Freschi)

Di tutti i posti al limite dell’incredibile in cui siamo stati, quello che ha lasciato la traccia più profonda in me è stato il deserto. Mi ha sconvolta. Prima di tutto per la sua bellezza, per la luce, per i colori, per il suo essere totalmente “altro” rispetto a quello a cui sono abituata. Poi, per una inaspettata e profonda consonanza che ho provato. Tutto parlava di me. I mille colori delle rocce, che ogni pochi minuti cambiano con il girare del sole, il tormento del caldo e poi, ogni tanto, un arbusto che, nonostante tutto, resiste. Questa sono io! Con tutto il mio male e il mio bene. (Ester Ricci)

 

Redazione.Fun

Photo Credits: Eleonora Gentili, Elena Basso, Alessandra Rossi

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