Giordania 2019 – Intervista a Don Mario Cornioli

18 Settembre 2019 | Lascia il tuo commento
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VIAGGI DI LUCE – GIORDANIA 2019

Intervista a Don Mario Cornioli

 

“Ho visto santi senza niente dare pace a molti, attivi e forti più di mille uomini potenti. Nessun limite ha l’anima che s’affida al Bene. La Luce schiude e non preclude, questa è la mia Fede”: pensando a uomini come Don Mario Cornioli, per tutti Abuna Mario, il pensiero non può non correre a queste parole, figlie della canzone dei The Sun “Betlemme”.

Dopo aver trascorso anni in Palestina, Don Mario si trova ora tra i rifugiati in terra di Giordania. La sua è, senza ombra di dubbio, una presenza luminosa e forte, faro di una serie di progetti volti al riscatto umano, sociale ed economico di tante anime.

In attesa del viaggio che consentirà a molti Spiriti del Sole di vivere la realtà della Giordania, vogliamo condividere con voi le appassionate parole di Abuna Mario che, rispondendo alle nostre domande col cuore che lo contraddistingue, ci trasporta già in quella terra che è diventata anche la sua terra.

Perché, come diceva Madre Teresa, “La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso”.

 

1_Don Mario, quando sei arrivato in Giordania quale  realtà hai trovato?

Sono arrivato nel 2015, dopo tanti anni di Palestina e la realtà che ho trovato era molto simile a quella di Betlemme. Tanta accoglienza, tanta ospitalità e tanta umanità. Ho trovato una chiesa viva, con una fede vera e sincera. Ho trovato tanta dignità e coraggio di vivere in una terra dove le sfide, spesso, sono molto più grandi delle possibilità di vincerle. Ho incontrato uomini e donne, cristiani e musulmani, che credono ancora nella possibilità di convivere insieme, nonostante tutto lavori per il contrario.

 

2_Generazioni nate e cresciute in guerra, sotto le bombe, sospese tra la vita e l’attesa di cosa potrebbe succedere l’attimo dopo. Come si riaccende la scintilla della speranza in persone che non vogliono più solo esistere, ma vogliono vivere?

Semplicemente ridando loro la dignità. La vita dei nostri fratelli rifugiati in Giordania, spesso, non è vivere, ma è un sopravvivere in un paese straniero in cui sono di passaggio. Nessuno si vuole fermare in Giordania e ciò rende questa presenza ancora più difficile e piena di problemi. Ridare dignità significa provare ad aiutarli a ripartire da una vita quasi normale. Casa, lavoro e scuola sono i principali settori sui quali stiamo cercando di intervenire per rendere la loro vita meno penosa.

 

3_Cosa ti hanno donato e ti donano giornalmente queste testimonianze di vita?

Mi donano tanta felicità e la forza di continuare a donare la mia vita per loro, insieme alla gioia di condividere quello che ho con i miei fratelli che hanno più bisogno. Io sono stato privilegiato dalla vita: sono nato in un paese bellissimo, da una famiglia benestante ed ho avuto tutto dalla vita. Loro sono stati meno fortunati di me e, per questo, non posso chiudermi nel mio egoismo e dimenticarmi di loro. Il Signore mi ha chiamato a servire i miei fratelli cristiani in Medio-Oriente e ogni giorno cerco di essere fedele a questa vocazione con tutto l’entusiasmo e la passione che Dio mi ha donato.

 

4_Quanta forza occorre per “continuare a fare miracoli” e quanti piccoli, grandi miracoli hai visto fiorire tra le rocce dei giorni più difficili?

Ne serve tanta, ma è una forza che viene dall’alto. Quella forza che solo lo Spirito Santo può darti e che ti permette di vivere, giorno dopo giorno, con il sorriso sul volto e la pace nel cuore. Non ci sono giorni difficili se il Signore è con te, ma ci sono giorni straordinariamente belli in cui vedi il miracolo dell’amore che fa fiorire il deserto. In questa situazione, quando semini qualcosa riesci subito a raccogliere i frutti e questo ti dona ancora più forza per continuare a servire i tuoi fratelli come avrebbe fatto Gesù.

 

5_E noi cosa possiamo fare per sostenere coloro che scelgono di non mollare e tentano di “ricucire” il proprio futuro?

Conoscere e non restare indifferenti di fronte ai tanti giovani che hanno dovuto lasciare tutto e non riescono ancora a vedere un futuro di fronte a loro. L’indifferenza uccide non solo loro, ma anche il nostro cuore. Aver compassione, invece, ci permette di restare umani e salvare la nostra e la loro vita dalla morte fisica e spirituale.

 

6_Cosa vorresti dire a chi verrà in Giordania per la prima volta?

“Ahlan wa sahlan” che, tradotto dall’arabo, significa “siete i benvenuti”. Benvenuti in un paese incredibile, che ha accolto 3 milioni di profughi su 9 milioni di persone. Un paese bellissimo che, nonostante sia uno dei più poveri al mondo in fatto di risorse e di acqua, ha circa il 30% della popolazione costituita da profughi. È come se in Italia arrivassero 20 milioni di profughi… E voi parlate di invasione quando arrivano circa 100/150 mila persone in Italia? Venite e vedete come l’accoglienza e lo sforzo per l’integrazione possono aiutare a risolvere i problemi. Sarà un’esperienza indimenticabile.

 

7_Com’è la vita dei rifugiati iracheni in Giordania e la loro convivenza con la popolazione locale?

La vita dei nostri fratelli non è semplice. L’incertezza del futuro e l’attesa di ripartire per l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti, rende ogni giorno pesante da vivere. Non poter lavorare, non poter studiare, non poter accedere ai servizi sanitari, certamente, non aiuta a vivere nella normalità. Per questo i nostri progetti servono per dare loro un senso a questo tempo di passaggio e la possibilità di integrarsi con la comunità locale.

 

8_Cosa significa essere cristiani in Medio Oriente?

Significa essere eroi. Significa avere una fede straordinaria. Significa vivere ogni giorno in un contesto non proprio favorevole. Significa vivere il fatto di essere minoranza senza paura. Non è semplice capire questo da fuori e l’unico modo per farlo è condividere almeno un pezzettino di strada insieme. È quello che faremo ad ottobre entrando nelle loro case e facendo entrare loro nel nostro cuore. Solo così potremmo fargli sentire che i loro fratelli cristiani d’Occidente non li hanno abbandonati. Di questo ne hanno estremamente bisogno.

 

Redazione.Fun

Photo Credits: Maria Chiara Zuelli

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