THE SUN  & OFFICINA DEL SOLE TORNANO IN GIORDANIA – PARTE SECONDA

Volti, storie e speranza: quando il pellegrinaggio diventa comunione   

 

Dopo il silenzio sconfinato del Wadi Rum, il pellegrinaggio entra in una nuova profondità. Dalle rive del Giordano fino alle strade di Amman, “Un invito poi un viaggio” si trasforma sempre più in esperienza concreta di incontro: con le proprie origini, con la fede, con storie ferite e luminose capaci di cambiare lo sguardo.

 

Betania oltre il Giordano: la grazia delle origini

Al sito del Battesimo di Gesù, il pellegrinaggio tocca le vere origini. Il rinnovo delle promesse battesimali, la Messa, il tempo della preghiera personale e della riconciliazione rendono tutto profondamente significativo. Per Vincenzo, è stato il dolce ritorno a un battesimo ricevuto da piccolo e riscoperto con consapevolezza nuova; per Francesca, un’intimità spirituale tra le più preziose dell’intero viaggio.

Samuele ha parlato della “festa del perdono”, riconoscendo nella grazia ricevuta una chiamata concreta a perdonare. Marta ha confidato che lì non bastava visitare: bisognava vivere, perché Gesù era davvero “in mezzo a noi”. E Anna, Andrea e Viola hanno sentito la forza di una famiglia battezzata, chiamata a portare frutto nella semplicità: “Una famiglia che si sente amata, che sa di avere delle debolezze, che sa vedere il nuovo in ogni giornata e impara a esserne grata, che é riflesso di gioia per chi incontra”.

Anche il bagno nel Mar Morto diventa simbolo di leggerezza e stupore: galleggiare nel punto più basso della terra ha il sapore di una gioia impossibile da spiegare.

 

Jerash e Anjara: Storia e Fede in cui stupirsi e riconoscersi

A Jerash, detta “Pompei del Medioriente”, la storia si è fatta materia viva. Il teatro romano, le strade, i templi, le pietre antiche e la loro sorprendente armonia permettono di toccare con mano la grandezza dell’ingegno umano. Marta è colpita dall’impressione di essere entrati in una macchina del tempo, mentre Anna, Andrea e Viola hanno vissuto la lunga camminata tra le rovine come un’esperienza immersa nella preghiera e nella meraviglia.

Ad Anjara, presso il santuario di Nostra Signora della Montagna, le lacrime della Vergine incontrano le nostre. Don Giacomo sottolinea l’incontro con la commozione “di chi si lascia uscire vita dagli occhi, che mentre ricevono leucaristia o si fermano in preghiera piangono di gioia, di nostalgie, di stupore, di un dolore passato o presente, di gratitudine… di ogni ragione che ti fa vedere il cuore in una lacrima”.

E se Francesca ha conservato nel cuore l’immagine del crocifisso con Maria in ginocchio ai piedi della croce, Samuele ha visto nei legami invisibili tra i partecipanti il “segno di un legame sincero e forte, creato durante questo fantastico e sorprendente viaggio”, mentre Vincenzo ha riconosciuto nella tavola condivisa con sconosciuti una gioia semplice e antica, quasi evangelica.

 

Amman: quando lincontro diventa testimonianza

L’ultimo tratto del pellegrinaggio rappresenta il culmine di “Un invito poi un viaggio”: la visita dell’incantevole capitale Amman, la Messa nel quartiere di Al Asmi, il pranzo con le famiglie cristiane, la visita ai progetti di Habibi e l’incontro con le ragazze profughe irachene all’atelier Rafedin. Qui l’esperienza si è fatta carne, volto, storia.

Abuna Mario ha raccontato con forza il valore di un’opera che restituisce dignità a chi l’ha perduta toccando nel profondo tutti i presenti. Confida Francesca: “Non ci sono parole per descrivere questa esperienza. Tante lacrime, un cuore che si strappa nel petto, e una stima immensa.. Esistere è resistere!”.

Un’emozione divenuta più intensa durante il pranzo nelle famiglie dei rifugiati: “Un momento profondamente toccate – sussurra Vincenzo – in cui chi ha nulla ti apre la porta e ti dona tutto quello che ha per farti sentire accolto. Lì cade il muro dell’indifferenza e del pregiudizio e capisci che siamo tutti uguali in quanto persone umane e che la guerra non ha senso!”

Il concerto dei The Sun al Rainbow Theatre ha poi raccolto tutto in un’unica voce: lacrime, gioia, danza, gratitudine, appartenenza. Marta ha parlato di un culmine capace di tenere insieme ogni battito del viaggio: “Estato un concerto intensissimo emotivamente: la sintesi e il culmine di un viaggio che mi ha toccato il cuore e di cui ho amato davvero ogni momento!”. Per la famiglia Campana  è stato addirittura il loro primo concerto dei The Sun: “Pazzesco come, dopo una settimana insieme, tutte le canzoni abbiano un sapore diverso, e tutto parli di umanità e di concretezza! Davvero emozionante!”

E così, mentre il volo di ritorno riporta i pellegrini verso casa, qualcosa è già cambiato. Non solo nei ricordi, ma negli sguardi. Perché “Un invito poi un viaggio” non è soltanto un itinerario: è un modo diverso di guardare e di abitare il mondo, di ascoltare il silenzio del deserto, di riconoscere Cristo nel Giordano, di lasciarsi sorprendere da una tavola condivisa o da un canto nel buio.

È il viaggio di chi parte da sconosciuto e ritorna con il cuore più largo, più libero, più carico di speranza. Forse è proprio questo il dono più grande: scoprire che la meta non è un luogo, ma una comunione che resta.

 

MA NON FINISCE QUI

L’esperienza di “Un invito poi un viaggio” ha trovato eco anche sulle pagine di importanti testate nazionali e internazionali come Avvenire, AgenSIR, EWTN e il prestigioso National Catholic Register, punto di riferimento della stampa cattolica statunitense, che ha dedicato al pellegrinaggio e ai The Sun persino la copertina della sua edizione cartacea. Tutti questi racconti hanno messo in luce la forza di una proposta capace di unire musica, fede, amicizia e testimonianza concreta, mostrando una Giordania lontana dagli stereotipi: terra di dialogo, accoglienza e speranza. Una conferma preziosa di quanto vissuto dai pellegrini stessi, che in questo viaggio hanno scoperto come la comunione possa davvero diventare una strada capace di cambiare il cuore e lo sguardo sul mondo.

 

La Redazione

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Photo credit: Cristina Simoncini

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