Rubrica letteraria e non – “Voglio un’Arte davvero libera …”

24 Giugno 2020 | Lascia il tuo commento
Tempo di lettura: 5 minuti

fonte foto: http://www.ahmadjoudeh.com/

In questo tempo di fatica, ma anche di riscoperta della nostra fragilità un grosso aiuto nel raggiungere la parte più vera e interiore di noi stessi (lo Spirito o Pneuma dei Padri della Chiesa) viene dal mondo della cultura: letteratura, arte, musica e spettacolo.

A questo proposito i nostri amici The Sun un paio di mesi fa hanno pubblicato il loro singolo Lettera da Gerusalemme come segno di speranza e di rinascita, accompagnando il video con un messaggio:

«Questa graziosa bimba che si apre alla vita e al mondo ci mostra come l’Amore di Dio, ci accompagna in ogni momento. E’ simbolo di quel puro bambino che vive in ognuno di noi e attraverso il quale possiamo lasciarci amare e stupire da Dio, trasmettendo a nostra volta vita, colore, speranza, fraternità a tutti coloro che incontriamo.»

E per festeggiare i 10 anni dell’album Spiriti del Sole il 21 giugno ci hanno sorpresi con il nuovissimo singolo Un buon motivo per vivere, pieno di luce ed energia, che ci fa sognare il nuovo album.

 

Inoltre, da un po’ di tempo, come Redazione, è nata l’idea di tenere una sorta di rubrica che potesse consigliare letture, film o altro (in calce i link di alcuni vecchi articoli sull’argomento) affinché tutte le forme dell’arte possano essere davvero libere, parlando alla nostra Anima attraverso testimonianze che non lascino indifferenti.

Nel film August Rush – La musica nel cuore, in una scena, si descrive in questo modo cos’è la musica:

«Ascolta… la senti? La musica! Io la sento dappertutto: nel vento, nell’aria, nella luce… è intorno a noi, non bisogna fare altro che aprire l’anima, non bisogna fare altro che ascoltare!»

Ahmad Joudeh, ballerino e coreografo nato in Siria ma di origine palestinese, esprime il suo amore per la danza con queste parole:

fonte foto: http://www.ahmadjoudeh.com/

«Danzo per sfuggire dagli orrori della vita e ritrovare la sua dolcezza. Danzo per non finire anch’io sotto quelle macerie. Perché la guerra mi ha portato via tutto, meno che me stesso. Io ci sono ancora e, per questo, danzo. […]

 Ecco, ora esisto. Dalle dita dei piedi a quelle delle mani, ciò che state vedendo è ciò che io sono davvero. E la mia storia balla con me: un grand jeté, per tutte le volte che mi è stato detto di non danzare; un arabesque, preciso e saldo, per coloro che mi hanno umiliato ed emarginato; una pirouette per ogni volta che ho rischiato di morire, a causa delle vostre stupide guerre.

fonte foto: http://www.ahmadjoudeh.com/

Guardatemi tutti ora: vi sembra di avermi indebolito con le vostre minacce? Vi sembra che abbia abbassato la testa sotto il peso delle vostre armi? Forse da domani la mia vita diventerà ancora più complicata e il vostro odio nei miei confronti più violento. Ma, per oggi, ho vinto io.»

Nel libro Danza o muori (edizioni DeA Planeta Libri), da cui è tratto questo pezzo, Ahmad racconta la sua storia di rifugiato apolide che ha imparato a combattere l’odio con l’amore.

Nella sua biografia narra con realismo della vita in un campo profughi palestinese vicino a Damasco, del suo amore sconfinato per la danza (l’unica luce nel buio che lo circondava) come messaggio di pace universale e delle sue lotte in primis contro il padre, ma anche contro l’Isis per affermare la sua libertà. Attraverso la pubblicazione di alcuni video su YouTube in cui balla sui tetti della sua città e l’insegnamento gratuito della danza ai ragazzini martoriati dalla guerra in un seminterrato, utilizza l’unica “arma” che ha per testimoniare la sua storia e perché le sue battaglie servano per un Bene più grande.

fonte foto: http://www.ahmadjoudeh.com/

Un giornalista olandese Roozbeh Kaboly nel 2016 lo contatta e girano un documentario nei luoghi in cui l’Isis è più vicino. A rischio della vita (già minacciato più volte, si era infatti fatto tatuare in arabo la scritta Danza o muori sulla nuca, nel punto esatto in cui i terroristi colpivano le vittime per tagliare loro la testa) balla sia in mezzo ai detriti nelle strade del suo distrutto quartiere di Yarmouk che nell’anfiteatro romano di Palmira, nello stesso luogo in cui sono state effettuate numerose esecuzioni di massa.

 

Abbiamo scelto questo libro perché pieno di speranza e di forza di volontà: Ahmad è un outsider che sogna e lotta per vivere in un mondo senza pregiudizi, che non vuole essere un rifugiato con una vita ricca di ingiustizie e priva di diritti, come «un prigioniero che sconta una pena» ma una persona e un ballerino.

Ora, grazie alla sua bravura nella danza, vive ad Amsterdam, è impegnato nella difesa dei giovani rifugiati e il primo gennaio 2018 è riuscito a realizzare il sogno di un passo a due con l’étoile di fama internazionale, nonché suo idolo fin da ragazzino, Roberto Bolle.

 

Vi ringraziamo fin da ora per i pensieri che vorrete condividere con noi dopo la lettura e vi ricordiamo che accogliamo con molta gioia anche vostre proposte che potrete inviare al nostro indirizzo e-mail redazione.ods@gmail.com.

In attesa di poterci riabbracciare personalmente, vogliamo salutarvi con l’augurio salvifico contenuto negli ultimi versi del canto XXXIV dell’Inferno, in cui Dante dopo il tremendo viaggio compiuto e aver fatto esperienza di tutto il male di cui gli uomini (lui incluso) sono capaci, ritorna a rivedere le «cose belle / che porta ‘l ciel»:

«Lo duca e io per quel cammino ascoso,
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d’alcun riposo,
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.»

 

Per chi fosse interessato a reperire altre informazioni su Ahmad Joudeh potete visitare la sua pagina facebook e il suo profilo instagram:

 

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La Redazione
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